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Il Progetto di Restauro Approvato dalla Soprintendenza

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Il progetto approvato dalla Soprintendenza

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Con  riferimento  alla nota pervenuta  in data  25 maggio  2017 e protocollata  in data  26 maggio  2017  at n. 0012579, concernente la richiesta per l’autorizzazione dei lavori di cui si tratta,

Visto I’art. 33, co. 1, lett. b) del DPCM n. 171 del 29 agosto 2014;

Sulla scorta delle risultanze emerse dalI’esame della documentazione progettuale presentata, nonché sulla base degli elementi di conoscenza acquisiti perché agli atti delI’Ufficio, questa Soprintendenza, per quanto di sua stretta competenza, autorizza parzialmente i lavori suddetti, ovvero la prima fase dell’intervento proposto, subordinando l’efficacia esecutiva di tale parere sia ad una fase ulteriore di approfondimento del livello progettuale sia alle seguenti raccomandazioni:

  • Considerato il valore artistico, storico, materico e simbolico rappresentato dalla previa verifica della non necessity di un sistema di protezione della fontana;
  • Dovranno essere sottoposte ad autorizzazione specifica di questa Soprintendenza Ie proposte progettuali in merito agli apparecchi illuminanti, in base ai quali dovranno essere opportunamente indicate graficamente le sorgenti, scelte per temperatura del colore e resa cromatica. Sarà  necessario una fotosimulazione che metta in evidenza l’adeguatezza della scelta dei siti di collocazione dei corpi illuminanti con allegato progetto illuminotecnico;
  • Riguardo ai ferri portabrocche si ritiene indispensabile studiare una modalità per il mantenimento degli stessi evitando, laddove possibile, di ancorarli al bordo superiore della fontana cosi come allo stato attuale;
  • Dovrà essere comunicata alla scrivente, con congruo anticipo, la data d’inizio dei lavori,
  • Si ricorda che gli interventi oggetto della presente autorizzazione debbono essere eseguiti in via esclusiva da restauratori di beni culturali ai sensi della normativa vigente (art.29, comma 6 del D.Lgs. 42/2004 e successive modifiche  e integrazioni);
  • Venga realizzata  una  esauriente  ed esaustiva  documentazione  fotografica  delle  diverse  fasi dei lavori e conclusiva, da inviare a questo Ufficio, unitamente alla relazione di fine lavori.
  • II cantiere dovrà essere predisposto in modo da consentire il libero accesso ai funzionari responsabili di zona per l’esercizio delI’AIta Sorveglianza, che in corso d’opera, potranno dare tutte Ie disposizioni utili per una migliore attuazione dell’intervento.San I’esito di questa prima fase ad indicare la strada per il vero e proprio intervento di restauro, quando sarà possibile effettivamente valutare la proporzione tra Ie mancanze e la parte esistente e di conseguenza optare per una  conservazione dello       status quo o  per una eventuale  reintegrazione.

    Questa seconda ipotesi poi, sara valutata, solo a pulitura ultimata ed in base alI’esito di prove di piccole porzioni di restauro.

    Si fa presente che, qualora fossero necessarie soluzioni alternative, queste dovranno essere di volta in volta concordate con il funzionario responsabile di questa Soprintendenza.

    Non sono consentite opere non espressamente e compiutamente descritte senza la preventiva autorizzazione.

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Sommario e Sintesi su

Progetto di restauro della Fontana di Castel Gandolfo

 

Il progetto prende corpo a seguito degli accordi che il Rotary Club Roma Castelli Romani ha stipulato con il Comune di Castel Gandolfo.

In effetti si sono assunti due diversi impegni:

Un primo accordo, risalente al 14 maggio 2015, è un contratto di sponsorizzazione nel quale il Rotary Club Roma Castelli Romani si impegna a sviluppare la documentazione a supporto del progetto di restauro nel rispetto della normativa ed in accordo con le indicazioni / prescrizioni della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici competente.

Un secondo accordo, del 28 settembre 2015, nel quale il Comune di Castel Gandolfo attribuisce, con un Contratto di Affidamento, al Rotary Club Roma Castelli Romani, il compito di effettuare la raccolta finanziaria dei fondi necessari al restauro in accordo alla normativa (Legge 29 luglio 2014, n. 106 “Art Bonus”) ed effettuare direttamente il restauro.

Alla luce di quanto sopra si è sviluppato il progetto che presentiamo e che si caratterizza per i seguenti aspetti salienti:

  1. Salvaguardia e recupero del valore storico artistico originario dell’opera di Carlo Maderno (1623), risistemata nella posizione attuale da Gian Lorenzo Bernini (1660) e rivisitata dall’arch. F. Fuga nel 1745: in particolare si sottolinea che l’ultimo intervento di risistemazione della pavimentazione della piazza ha mutilato il bene architettonico della base su cui lo stesso si ergeva; inoltre è stata significativamente modificata la protezione al monumento (paracarri e balaustra) che, seppur accennata in una incisione del 1660 (Fadda), attualmente è stata reinserita con volumi significativamente maggiori rispetto alla situazione originaria.
  2. Individuazione delle cause primarie del decadimento della struttura lapidea e relativa mitigazione degli effetti: il fatto che Castel Gandolfo goda si una posizione particolarmente amena tale da divenire meta papale per sottrarsi alla calura romana durante il periodo estivo, non esclude che in inverno la temperatura ambientale possa scendere a valori tali da consentire il congelamento dell’acqua. La struttura impiantistica dell’alimentazione idrica, come pure il percorso di scarico dell’acqua (che alimenta in cascata altre fontane all’interno dei giardini vaticani) hanno di fatto impedito la messa in atto di procedure per arrestare l’alimentazione idrica e lo svuotamento della fontana nel periodo in cui la temperatura esterna determina il congelamento dell’acqua.
  3. Eliminazione delle sovrastrutture che nel tempo si sono aggiunte: si fa riferimento alla copertura del vaso superiore con una sorta di “lanterna” in vetro e piombo e dei ferri di supportazione delle brocche per l’attingimento idrico diretto dalle cannelle della fontana.

Ovviamente per ognuno di questi aspetti salienti è stata fatta la necessaria ricerca e si sono individuati gli opportuni interventi:

  • per il punto 1) si è previsto di modificare la pendenza della pavimentazione, nel rispetto di alcuni elementi caratterizzanti il disegno complessivo della stessa, rimettendo in evidenza l’originaria base su cui poggiava la fontana stessa; per l’opera di protezione (paracarri e balaustra) si immagina di poterne ridurre la volumetria.
  • per il punto 2) si interviene sul lato impiantistico: da un lato si tiene conto della temperatura e della velocità del vento per gestire l’alimentazione idrica della fontana e dall’altra si adegua il sistema di alimentazione e scarico per gestire in autonomia le utenze a valle; una centralina che controlla delle elettrovalvole e gestisce, in assenza di operatore, il ciclo di fermata e svuotamento nonché di riempimento ed alimentazione della fontana.
  • per il punto 3) si ritiene opportuno eliminare tutto ciò che non fa parte dell’essenza della fontana stessa riportandola alla sua funzione estetica originaria.

Il progetto elaborato inoltre si caratterizza in due fasi conseguenti l’una all’altra:

La Prima fase prevede i lavori per rimettere in evidenza la base della fontana, la modifica impiantistica all’alimentazione e allo scarico idrico e l’eliminazione di tutte le “sovrastrutture” che nel tempo si sono sommate. Una quota significativa dell’intervento riguarda il restauro vero e proprio del materiale lapideo della fontana stessa e che metterà in tutta evidenza il degrado, anzi la distruzione, di buona parte del bordo della fontana stessa.

È qui che nasce quella che abbiamo definito Seconda fase: il reintegro del materiale mancante con travertino che, seppur ricostruito con tecniche e metodologie digitali attuali, reintegrerà il materiale consumato (ghiaccio e conseguenti flore insediate) nonché dai comportamenti antropici non sempre rispettosi del bene monumentale.

Il progetto prevede le due fasi un “Unicum” e prevede di sviluppare le parti mancanti solo dopo aver effettuato la pulizia, il restauro ed il consolidamento dei bordi esistenti: ciò consentirà di costruire le porzioni di bordo mancanti al meglio dell’adattamento all’esistente con il minimo di materiale per la giunzione.

Tutto il progetto e il conseguente restauro, in forza del contratto di “Affidamento”, sarà fatto dal Rotary Club Roma Castelli Romani grazie al proprio impegno e a quello dei soci di attivare, direttamente e tramite la rete di Club in Italia e nel mondo, la raccolta fondi necessaria a finanziare l’opera di restauro.

Saranno coinvolti “Benefattori” nell’ambito della legge “Art Bonus” e  “Sponsor” di tipo convenzionale: sia gli uni che gli altri saranno individuati e sollecitati dai Club Rotary che ci sosterranno.

Ai Club Rotary quindi e agli Sponsor, specie se stranieri, occorrerà formalizzare un riconoscimento di ringraziamento proporzionale all’obiettivo raggiunto e riteniamo necessario poter ricordare in maniera duratura tale contributo tramite targhe, incisioni e quant’altro potrà dare memoria del contributo dato: le superfici dell’area di cantiere sono già, per effetto del contratto di “Affidamento” nella disponibilità del Rotary che potrà concederle a Sponsor interessati, così come le “superfici pavimentate contigue al bene da restaurare” (art. 9 e 10 del Contratto di Affidamento).