NUOVE TECNOLOGIE PER IL PATRIMONIO ARTISTICO

Dott. Giorgio Fornetti – Enea

Mi riaggancio a quello che diceva prima l’Onorevole Borletti Buitoni, nel 1990 l’Unesco ha valutato il nostro patrimonio artistico e culturale in un milione di miliardi di lire, che corrispondono a cinquecento miliardi di euro adesso.

Io non lo so qual è la percentuale di questa cifra che noi spendiamo in ricerca, mantenimento e cose di questo genere, però mi aspetto che non sia una cifra molto alta.

Ma perché dobbiamo spendere i soldi in ricerca, per quale motivo? C’è una necessità? E poi che cosa sono queste nuove tecnologie? Guardate, qui ho preparato una nomenclatura che ci è abbastanza familiare, che cosa significa impiegare delle tecnologie nel campo dei beni culturali? Fare diagnostica, restauro, interventi di restauro, osservazioni, tutela, fruizione, valorizzazione.

Allora, per partire da un esempio concreto, io faccio due domande: supponiamo di entrare in Cappella Sistina, giusto per citare un simbolo dell’arte che conosce tutto il mondo, allora che cosa succede quando uno va a vedere la Cappella Sistina? Intanto fa la fila per arrivare ai Musei Vaticani, poi si fa tutti i Musei Vaticani e infine, quando arriva in Cappella Sistina insieme a altre mille persone guarda in alto per una decina di minuti perché naturalmente il personale vogliono votare il buffer delle altre persone che devono entrare e dopodiché uno esce e dice “Oh, ho visto la Cappella Sistina”.

In realtà che cosa ha visto? E questo è un problema di fruizione, valorizzazione: esiste una tecnologia che risolve questo tipo di problema? No, non esiste una tecnologia, bisogna inventarla, ecco perché della nuova tecnologia.

Faccio un’altra domanda: supponiamo, sempre parlando della Cappella Sistina, di volere vedere se sulla volta, 22 metri, ci sono per infiltrazioni di umidità, ci sono dei precedenti storici di infiltrazioni di umidità nella Cappella Sistina, hanno dovuto rifare, per infiltrazioni di umidità ci sono dei rigonfiamenti nei pigmenti con delle bolle che si formano e che quindi causano poi il distacco dei pigmenti, oppure ancora se c’è uno scolorimento, una migrazione di colore dovuto all’insediamento di agenti inquinanti che per motivi più o meno biologici si possono depositare sulla cosa, come è possibile parlo? Bè, è molto semplice, uno costruisce delle impalcature, va su a vedere, manda dagli esperti etc., ma allora bisogna chiudere la Sistina! La Sistina fa venti mila persone al giorno, paganti e quindi non è proponibile, dunque le nuove tecnologie possono…, queste sono due delle mille domande che uno si può porre, la tecnologia ci può venire incontro per risolvere questo tipo di problemi? Allora, vediamo un pochino: il problema è che le tecniche attuali di immagine non sono sufficienti per risolvere questo tipo di problema, bisogna inventarne delle altre e qual è la soluzione? La soluzione è molto semplice: è quella di avere una sonda che va a interrogare una superficie da ispezionare e questa sonda deve essere tale da avere quella sensibilità e quella precisione che uno si aspetta per poter risolvere dei due problemi che vi ho detto prima che sono due problemi tipici, ce ne sono altre migliaia e che cosa possiamo usare noi come sonda? Ne abbiamo una sola, la luce, ma dobbiamo mandare sulla superficie un tipo particolare di luce, deve essere una luce che abbia la possibilità di essere direzionata in punti precisi e deve essere un luce le cui caratteristiche di frequenza, di colore siano ben conosciute, soltanto così possiamo vedere come risponde la superficie, noi interroghiamo la superficie, la superficie risponde e quindi da lì tiriamo fuori le informazioni che ci servono.

La tecnica è un pochino quella della scansione sul dipinto e mediante delle coordinate polari quello di dare la posizione dei vari difetti e dei vari colori.

Adesso voi mi dovete consentire, lo so che questa è una trasparenza tremenda, però io vi devo dire a questo punto in che modo si procede in maniera scientifica per fare una cosa di questo genere.

Quando noi mandiamo una luce laser contro una superficie, gli effetti che otteniamo e quindi le informazioni che possiamo indurre dalla risposta a questa luce dipendono dalla potenza della luce stessa e allora partendo dalla potenza più elevata e quella meno elevata abbiamo diversi effetti, il primo effetto è quello che si vede qui in baso della lips, cioè un break down, cioè proprio una rottura, la formazione di un plasma, una specie di ablazione che è esemplificata in questa figura qua e questa che cosa ci dice? Ci dice il contenuto atomico della superficie che stiamo ispezionando, quindi se noi vogliamo conoscere gli elementi di cui è formata una superficie senza andare lì vicino, dobbiamo sparare un laser abbastanza potente.

Questa tecnica è microdistruttiva, distrugge un quadratino di un terzo di millimetro per un terzo di millimetro sul pigmento, però ci dà gli elementi di cui è costituita la superficie.

Questa tecnica è particolarmente adatta per esempio al caso di studio della Fontana del Bernini di cui noi dobbiamo conoscere, come si diceva pocanzi, i materiali, come sono fatti, se è travertino, se è marmo o se è qualcosa altro.

Questo è un punto di partenza.

Dopodiché andando verso la minore invasività e quindi le minori potenze per unità di superficie, abbiamo uno scattering raman così si chiama.

Questa ha minore energia però non ci permette di arrivare nel dettaglio e vedere la composizione atomica della superficie, ma ci permette di vedere le molecole.

Allora noi abbiamo due pigmenti, per esempio un blu più chiaro e un blu più scuro, come si fa a sapere se il blu più chiaro è un pigmento diverso dal blu più scuro o è semplicemente quello mescolato al bianco? Questo per un restauratore è importante saperlo perché, laddove deve intervenire, deve sapere che cosa deve mettere sul pigmento.

Andando ancora verso energie minori, si hanno altri effetti, quello della fluorescenza che ci permette di vedere la classe di molecole di cui è costituita una superficie un pigmento e, infine, il semplice back scattering della luce che ci rimanda indietro la luce che noi abbiamo mandato alla stessa lunghezza d’onda.

Adesso rispondiamo alla prima delle due domande che ho fatto prima: questo è un esempio di una pittura su legno, andando a vedere la fluorescenza voi vedete che i falsi colori ci restituiscono le informazioni sui pigmenti, colori diversi corrispondono a pigmenti diversi, a molecole diverse di pigmento, un restauratore lo deve sapere come deve intervenire, per intervenire in maniera remota non c’è che questa cosa.

Adesso interviene un altro problema: una volta che io ho i falsi colori, come posiziono esattamente queste informazioni lungo quello che io vedo, cioè nella morfologia che io vedo? Allora bisogna inventare un’altra tecnologia che è una tecnologia, si vede qui sviluppata in forma prototipale, l’abbiamo sviluppata in forma prototipale che ci dà l’esatta posizione, dopo vi farò qualche esempio, l’esatta posizione dei vari punti con i vari colori di una superficie pittorica.

Come avviene questa cosa? Si manda un fascio laser sul bersaglio che può essere distante anche decine di metri, il bersaglio risponde retro riflettendo in maniera diffusa la luce.

Io paragono l’andata con il ritorno e riesco a avere informazioni tridimensionali di grande precisione sulla superficie che sto guardando, ma andiamo avanti.

Siccome siamo abbastanza furbi da usare in maniera intelligente questa radiazione, noi addirittura ne mandiamo tre di radiazioni a tre colori primari in maniera tale che guardando la risposta su ognuno di essi possiamo indurre il colore esatto della superficie che stiamo guardando, quindi facciamo della colorimetria remota, quest’oggi non esistono dei colori colorimetri remoti, esistono soltanto colorimetri a contatto.

Dunque, che cosa abbiamo risolto? Abbiamo risolto il problema della composizione dei pigmenti, il problema della composizione di queste diagnostiche, il problema della colorimetria remota e il problema della fruizione conoscendo il colore e il problema della tridimensionalità, cioè del posizionamento esatto di dove dobbiamo andare a intervenire.

Questo per un restauratore è di aiuto per i propri interventi di restauro.

Quanto rosso devo mettere? Quanta è grande questa percentuale? In che maniera questa superficie è deteriorata? Il fatto di avere delle proprietà metriche sui tre colori ci permette di fare delle calibrazioni sui colori stessi e, quindi, tirare fuori delle zone scure in modo tale da poterle studiare meglio e poi sbizzarrirci con la loggia di amore e pische, con l’oratorio di San Pietro Martire a Rieti, Cappella Carafa e così via.

Questa banca dati poi ci permette di indurre delle informazioni che altrimenti sarebbero insospettabili, guardate questa è la Cappella Sistina ed è una scansione tridimensionale della Cappella Sistina, dopo ve la faccio vedere dal vero, che illustra qual è la possibilità di zooming di questa cosa.

Questo quadrato viene illustrato qua sotto, il quadrato della creazione e addirittura si può zumare sull’orecchio di Dio per vedere queste striature bianche che sono visibili soltanto dalle fotografie che hanno fatto i giapponesi in occasione dell’ultimo restauro della Sistina con delle macchine fotografiche a alta risoluzione a distanza di un metro però.

Questa è stata fatta da terra, quindi non abbiamo dovuto chiudere la Cappella Sistina, nessuno se né accorto perché l’abbiamo fatto durante la notte, mandando la scansione la sera quando tutti se ne erano andati, tirandola via la mattina prima che gli avventori ritornassero.

Questa è la massima capacità di zoom, vedete si possono vedere i pentimenti di Michelangelo durante la sua pittura e si possono vedere dei particolari, vedete qui il dito di Dio è in luce mentre è più in ombra il dito di Adamo, e così via di seguito.

Questa strumentazioni poi, queste nuove tecnologie non dipendono dal giorno e dalla notte un non dipendono assolutamente dalla condizione di illuminazione della superficie stessa, cosa che qualsiasi macchina fotografica, qualsiasi CCD ne risentirebbe, perché sono filtrati in maniera tale da vedere soltanto la luce dell’ater che io proietto, per cui non c’è differenza tra giorno e notte e in questo modo possiamo comporre con un realismo notevole tutta la superficie.

Possiamo fare anche della profilometria, cambiando il piano come vogliamo e quindi andando dietro qualsiasi linea curva della superficie e poi possiamo sbizzarrirci con i piani di colore, con le curve di livello e quanto altro.

Qui per esempio vediamo come anche delle figure seminascoste possono essere evidenziate con questa tecnica, sovrapponendo quello che vi ho detto prima, una figura di fluorescenza con una figura in riflettanza, si può vedere come è possibile sovrapporre in maniera chiara l’una diagnostica all’altra e si possono per esempio distinguere, qui un dipinto su lavagna di Scipione Pulsone della Santa Caterina dei Funari, c’erano tre blu che in realtà erano tre blu diversi perché avevano tre riflettanze diverse.

In buona sostanza si può fare da lontano la cosa che di solito quest’oggi si fa da vicino, qui è un quadro del Botticelli che presenta delle presenze di carbonati di calcio dovuto al deposito commissionato tra l’umidità e l’anidride carbonica degli avventori e ci sono delle ragnatele che quest’oggi vengono pulite settimanalmente con un pennello e con una aspirapolvere.

Questo è un modo per vederlo in maniera automatica, per vedere la loro evoluzione.

Dunque, io adesso ho finito la mia presentazione ma voglio farvi vedere la ragione per cui ho preteso di usare il mio computer anzi che quello centralizzato.

Questa è una cosa che voi conoscete molto bene, è la Cappella Sistina, vedete se uno va a vedere come è possibile studiarla per esempio, come è possibile vederne da vicino alcuni elementi, questa è presa da terra, allora uno si rende conto qual è il valore aggiunto di una immagine con una nuova tecnologia inventata apposta e invece una immagine tradizionale, ma vi dirò di più: se uno vuole togliersi lo sfizio di vedere la distanza tra questo punto e per esempio, non lo so, prencdiamo un altro punto per esempio la Deifica, la Sibilla Deifica, la famosa bella e vedere fino a questo altro punto, la distanza è 35 metri e zero tre e io ho le proiezioni su tre assi coordinati di cui conosco esattamente la posizione e in questo modo io posso vedere qualsiasi distanza da qualsiasi punto con una risoluzione al millimetro e, badate bene, la densità di questi punti, la densità con cui sono prese queste immagini sono tali da arrivare al limite dell’ottica, cosa vuole dire il limite dell’ottica? Vuole dire che più in là di quello non si può arrivare, sono dei punti densi, non sono delle ragnatele, dei punti, delle nuvole di punti come di solito si intende una scansione, no, no, tra un punto e l’altro non c’è nulla, non c’è perdita di informazione, posso fare qualsiasi trasformazione elastica su questa superficie e averne una…, ecco, uno strumento di questo genere è una nuova tecnologia che per la Fontana del Bernini così come per infinite altre applicazioni può essere di aiuto a chiunque si possa occupare di restauro, di studio, di didattica e quanto altro ed è proprio questo il messaggio che voglio portare.

La sinergia di cui prima si è parlato, la sinergia, il dialogo tra le varie competenze da questo punto di vista è fondamentale.

Io ho finito e vi ringrazio.

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