Introduzione e contestualizzazione dell’evento

On. Ilaria Borletti Buitoni

Molto brevemente io vorrei ringraziare molto il Sindaco per avermi invitato a partecipare a questo incontro, un incontro a cui riconosco dei meriti che mi fa piacere sottolineare.

Prima di tutto l’accendere i riflettori su un bene di assoluta preziosità, è vero, l’Italia è cosparsa di beni di assoluta preziosità, però molto spesso fino a che non viene acceso un riflettore così puntuale, così competente come quello che questo convegno oggi vuole fare, quindi analizzando anche non solo lo stato di questo bene, ma anche entrando nel merito del restauro; proprio dicevamo venendo qui punto le tecniche di restauro si sono, in tempi recenti, affinate, quanto sono cambiate, quanto oggi si riesce intervenire nel rispetto dell’identità di questo bene, però intervenire appunto salvandolo dal degrado.

Quindi avere illuminato questo bene importantissimo, non solo per Castel Gandolfo, ma insomma importantissimo per quello che è il patrimonio culturale del nostro Paese, analizzarlo con attenzione sia per quello che riguarda lo stato di degrado dovuto evidentemente anche all’esposizione agli elementi naturali, ma per quelle che sono le strade, le possibilità, le vie, le scelte che riguardano il restauro, io lo ritengo un’opera molto meritoria.

C’è un altro punto che mi preme di sottolineare: è evidente che di fronte all’immensità del nostro patrimonio culturale, il pubblico, lo Stato, i Comuni non abbiano le risorse per poter affrontarne il mantenimento.

Quando io sono diventata Sottosegretario ho chiesto un giorno “Ma qual è la cifra che il Ministero ha a disposizione” per quella che banalmente chiamiamo la manutenzione ordinaria, cioè quella per cui nelle nostre case se c’è un crepa, si interviene prima che il tetto caschi.

Mi hanno dato una cifra che la cosa che ho chiesto io “Ma scusate, manca uno zero”! Questo è per dire come noi abbiamo abdicato a quello che dovrebbe essere il compito delle Istituzioni pubbliche, che è proprio quello del mantenimento del patrimonio culturale, compito che se fosse stato eseguito come si doveva, avrebbe impedito quello che invece avviene oggi, dovere intervenire sempre in stato di urgenza e con degli interventi straordinari che comportano quello che voi sapete: costi maggiori e di solito anche tempi dilatati.

Quindi questa iniziativa che vede la convergenza di Istituzioni locali, nazionali, pubblico, privato, il Rotary, tutto questo dimostra che c’è un sistema che deve essere in fondo una rete di salvataggio del nostro patrimonio culturale e questo è un esempio, un esempio che va seguito anche in altre occasioni perché purtroppo, come dico e lo dico con molto dispiacere, lo Stato da solo non ce la fa più, così come i Comuni che sono spesso stretti o da vincoli di bilancio o da priorità così cogenti, non possono pensare quando hanno un patrimonio così ricco di poter intervenire in maniera autonoma.

Quindi ben venga il sostegno di altri soggetti, ben venga questa rete quando si dimostra disponibile a intervenire su un bene, appunto, di importanza come quello che oggi viene illuminato, per cui da questa giornata, al di là da quello che verrà indicato da un punto di vista tecnico operativo, ne uscirà anche una indicazione da un punto di vista “politico”, intendendo come politico una assunzione collettiva di responsabilità che riguarda tutto il nostro patrimonio nazionale.

Grazie.

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