Ospite gradito ed inatteso

On. Renato Brunetta

Veramente io non c’entro assolutamente nulla, ma come tutti quelli che non c’entrano nulla mi richiedono di parlare.

C’entro perché mi ha chiamato Franco Marinotti, e quindi c’entro, quando chiama Franco si obbedisce, c’entro perché Castel Gandolfo  e io da casa mia vedo Castel Gandolfo tutte le sere e mi tranquillizzo, magari tu ti tranquillizzerai un po’ meno sapendo che ci guardo, però vedo i Castelli, quindi fruisco di questo bene pubblico ambientale.

Poi quando Franco mi ha parlato di questa iniziativa ho detto “Bravi, ma la inaugurate?”, “No, dobbiamo partire”, allora ha detto “E facciamo un convegno per partire”, ho detto “Oddio, fanno come il coro dell’Aida <partiam, partiam, partiam>”.

Poi ho sentito le belle parole della collega, ha perfettamente ragione, io vorrei però essere, se posso dare un mio contributo molto più pragmatico e con i piedi per terra.

Qui ci sono due Rotary, conosco bene la cultura Rotariana, queste sono due reti, due reti mirabili, due reti che normalmente producono cultura pubblica, beni pubblici, sensibilità pubblica e oggi chi ha una rete ha un tesoro e quindi che due Rotary si siano messi insieme per produrre beni relazionali, cioè produrre quell’attrattività e quella capacità di costruire in maniera no profit, questo non è un progetto per produrre direttamente profitti, ma per produrre cultura, produrre bellezza che poi a sua volta è un attrattore anche molto più prosaico di economicità e di profitti.

La prima cosa da fare è “raccogliamo soldi”, quindi mentre parlava la collega dicevo “Ma quanti soldi avete raccolto fino ora?”, lo chiedevo a Franco, “Bè, no, veramente…”, da quello che ho capito siamo ancora, come dite voi a Roma “a carissimo amico”, allora ho detto “Ma il Ministero sgancia un po’?”, “Ci dobbiamo pensare”, allora ho detto “Va bene, allora adesso faccio un discorso altamente scientifico, ci parlo io con Franceschini”, questa è la scienza “Ci parlo io con Franceschini”, magari con qualche scambio, lecito naturalmente, di benemerenze o di atteggiamenti positivi in sede parlamentare magari mi sgancia qualcosa come Ministero per darvi una mano, poi ci sono tutti i fondi disponibili da quelli finalizzati a questo tipo di opere e su questo, siccome mi sento coinvolto, vi do una mano direttamente.

Siccome “non fiori ma opere di bene”, consentitemi anche questo luogo comune, a questo punto un’opera di bene è proprio quella di coinvolgere il Ministero per vedere se tra le tante risorse disponibili, ce ne sono ancora di aperte o di liquide per una operazione di questo genere.

Però devo dire se questo…, ho chiesto a Franco anche quanto costa, me lo ha anche detto, se però, consentitemi il paradosso la prima riflessione che faccio, se il Ministero desse tutti i soldi sarebbe una cosa bellissima, però l’operazione sarebbe resa sterile dal punto di vista della movimentazione culturale.

Qui occorre che ovviamente tutti possano dare contributi etc.

etc., ma occorre lo sforzo soprattutto da parte del Governo locale, da parte delle famiglie, da parte dei cittadini, da parte delle scuole e così via perché non vuole dire tanto o misurare tanto in termini di contribuzioni ma di sensibilità come quando si portano i ragazzi a pulire i parchi, non serve pulire i parchi, serve non sporcarli, cioè serve a fare entrare nella loro sensibilità e percezione il fatto di, il giorno dopo, di non sporcarli più perché che una squadra di ragazzi pulisca un parco è una cosa straordinaria, bellissima, meravigliosa, tanto il giorno dopo si risporca non risolve il problema della pulizia, della manutenzione del parco; serve a produrre un effetto educativo, culturale che se distribuito territorialmente nella scuola, nelle Istituzioni diventa esso stesso un investimento.

Per cui la raccolta fondi vale in se, vale come sforzo culturale, vale come investimento culturale.

Per cui io se domani avessi i duecento mila euro che servono, io li terrei nascosti per dire “Sforzatevi sei mesi, tre mesi, sei mesi, fate questo sforzo, movimentate le scuole, raccogliete quello che potete e poi metterei i duecento mila euro dopo avere fatto lo sforzo” perché sennò altrimenti il bene, si è ridotto così nel tempo perché i Comuni non hanno neanche gli occhi per piangere, perché le Sovrintendenze…, sappiamo tutte queste cose, ma si è ridotto anche così perché in Italia non c’è la cultura della manutenzione, c’è la cultura dell’opera nuova, c’è la cultura dell’investimento perché l’investimento produce consenso caro Sindaco, produce consenso tanto immediato concentrato nel tempo, mentre la manutenzione produce consenso diluito nel tempo e quindi chi va a caccia di consenso di solito va a caccia di opere o grandi opere che iniziano e finiscono e poi tralascia la manutenzione.

Perché la manutenzione è come la gomma del ponte “Gusto lungo”, ti dà consenso nel tempo proiettata nel tempo, ma è anche il consenso migliore se mi consenti, perché produce una cultura civica, una cultura civica biunivoca, non si sporca e si pulisce, se una scolaresca è coinvolta o una azienda o i lavoratori di una azienda sono coinvolti in qualche modo in qualche forma di volontariato per la ristrutturazione, la manutenzione di questo bene, poi è molto probabile che quell’istituzione che quei soggetti continuino nel tempo a prestare la loro manutenzione altrimenti dopo un anno, due anni è ridotta come allo stato precedente.

Quindi siamo dentro un approccio più complesso rispetto al “trovate i soldi”, da fare l’appalto, fare cantiere, inaugurazione, nastro, evviva, evviva il Sindaco, evviva il Ministro etc.

etc., non basta, non basta più.

Capisco anche il senso di questo convegno e lo giudico meno peggio di quanto l’ho aggiudicato all’inizio dicendo “Ma questi fanno il convegno non per inaugurare ma per partire”, perché se questo ha questo significato, cioè della consapevolezza per tutti, ciascuno per la propria parte, di fare un investimento a “gusto lungo”, un investimento che si protrae nel tempo che coinvolga tanti soggetti, fatemi dire il paradosso: l’oggetto poi dell’investimento non è tanto la Fontana Berniniana, ma è l’investimento culturale della società civile che ci sta attorno e che la avvolge perché quella roba lì se non ha questa società civile, se non ha questa rete civile attorno questa si degrada tra un anno, due anni si degrada un’altra volta come nelle scuole, perché ci sono le scuole che funzionano pulite con i cessi belli puliti etc.

etc.

e le scuole disastrate se hanno gli stessi soldi uno e l’altra, perché due scuole una vicina all’altra? Perché in una c’è la cultura del Preside, dei suoi insegnanti e delle famiglie che si sono costruite nel tempo, ci sono quei beni relazionali che è facilissimo distruggere e che è difficilissimo mettere insieme.

Gli economisti li studiano questi beni relazionali quando guardano due imprese, due imprese uguali, scusate se vi faccio perdere un po’ di tempo ma visto che sono arrivato qua vi chiacchiero, questa branca dell’economia sta studiando due imprese, due imprese siderurgiche, una in Giappone e un’altra in Italia.

Stessa tecnologia, stessi investimenti, stesso numero di addetti una produce un acciaio straordinario, l’altra produce delle schifezze, si sono chiesti “perché?”.

E la ragione viene da lontano, la ragione è il management, la ragione è la cultura aziendale, il fatto che in una di queste industrie si mangi bene in mensa nell’altra si mangia male in mensa, in una ci sono i cessi puliti nell’altra ci sono i cessi sporchi, in una ci sia l’orchestra dei dipendenti che fa musica, uno dice “Ma che cacchio c’entra la musica con l’acciaio?”, no! Perché il fatto di avere attività relazionali culturali parallele all’attività industriale e aziendale costruisce il clima culturale per cui poi l’acciaio ti viene meglio.

Se questo lo si trasporta da una industria dell’acciaio a un Comune, a una Comunità, a una piazza, a una associazione di commercianti dentro una piazza che cura quella piazza, questo è il vero investimento.

Per cui usiamo questa fontana per fare un investimento in beni relazionali che è molto più importante della fontana stessa, non me ne voglia Bernini, non me ne voglia…, ma, caro Sindaco, questo è compito tuo, è compito di tutti poi quelli che stanno perdendo o investendo tempo in questa operazione che è straordinaria, che sono esattamente le parole che poi diceva la collega di Tor Vergata, Tor Vergata l’abbiamo fatta insieme, all’inizio c’era un buco, mi ricordo il mio Preside mi portava a vedere il buco dove lì nascerà economia, quando l’abbiamo inaugurata c’era solo un’ala e a un certo momento è venuto il Presidente della Repubblica a inaugurarla, io apro la porta e c’era il vuoto perché c’era l’altra parte del buco eppure abbiamo costruito nel tempo una delle migliori Università in Italia e questo grazie a padri fondatori.

Queste cose sono difficilissime da costruire, facilissime da distruggere perché un ospedale ben tenuto basti che cambi il Primario, basti che cambi il direttore amministrativo e precipita nella qualità, nella capacità, nel modo con cui si trattano i pazienti e così via, così vale per un Comune, così vale per una piazza.

Per cui usate di questa occasione straordinaria per fare investimenti in beni relazionali, ne sarà contento l’autore perché questa è la garanzia migliore di mantenere nel tempo questo bene straordinario che poi produce anche un po’ di effetti collaterali, nel senso che quando duecento mila euro comunque producono redditi, producono esperienze, producono professionalità, producono artigianato magari qualcuno restaurando questa fontana troverà che ce ne sono altre dieci da restaurare e avendo acquisito il know how  poi alla fine produce progetti per altri know how e così via e si saranno prodotti posti di lavoro e così via.

Però la cosa più importante è questa che state facendo adesso, quindi contrariamente al mio cattivo pensiero iniziale che si stava perdendo tempo, non stiamo perdendo tempo.

Grazie Sindaco.

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