Bordo superiore della vasca principale – il Restauro

Il restauro del bordo

Le ipotesi di base possono essere così identificate

  1. Reintegrare le parti mancanti del bordo con materiale lapideo compatibile con quello originario (travertino di Tivoli) scelto in funzione della tessitura riscontrata sul monumento dopo le operazioni di pulizia e consolidamento .
  2. In alternativa utilizzare stucchi e malte per ripristinare il profilo originario distrutto (soluzione sottoposta ad invecchiamento e a modifiche coloristiche nel tempo)
  3. Limitare l’intervento alla sola pulizia, consolidamento e stuccatura essenziale .
  • Reintegro con materiale lapideo

La metodologia di rilievo della situazione esistente (attuale e dopo pulizia) prevede l’impiego del rilievo 3d – già effettuato – per effettuare una analisi preliminare delle parti mancanti da realizzare per effettuare il reintegro al profilo originario.

La restituzione della nuvola di punti in modello solido costituirà il modello digitale della situazione attuale che potrà confrontarsi con l’analogo modello “teorico” rappresentante il modello nella sua caratterizzazione originaria.

Essendo nella fattispecie un monumento simmetrico rispetto all’asse verticale centrale con quattro facce praticamente identiche la ricostruzione del modello “teorico” appare semplice in quanto agevolata dalla presenza attuale di porzioni non degradate.

La costruzione del modello teorico, anch’esso digitale, è effettuato impiegando le attuali metodologie CAD (computer-aided design)

Il confronto fra i due modelli  evidenzierà, per semplice sottrazione, tutte le parti del monumento che attualmente “mancano”(in termini digitali si tratta di effettuare una   sottrazione booleana).

Le parti che “mancano”, che si riferiscono pertanto all’intero monumento e non solo al bordo,  sono riconducibili a tre categorie di base

  1. Carenze significative per estensione e spessore (orientativamente la dimensione minima sui tre assi superiore ai 20 millimetri riproducibili con tecnologia Cam/Cnc
  2. Carenze superficiali di spessore contenuto (“gusci”) che possono essere reintegrati da una semplice stuccatura con materiali idonei a base inorganica da effettuarsi manualmente sul posto
  3. Carenze contenute per dimensioni sui tre assi ma volumetricamente ridotte riproducibili da personale esperto e direttamente adattabili sul posto

Una breve illustrazione della tecnologia proposta  (CAM/CNC)

La riproduzione delle parti mancanti, riferite alla prima categoria (carenze significative), sarà eseguita   impiegando la tecnologia CAM (Computer Aided Manufacturing): sarà impiegata una macchina a controllo numerico digitale in grado di muovere l’utensile modellatore più appropriato (per dimensioni e caratteristiche) secondo i tre assi principali e gli assi secondari e terziari associati, che, controllata ed azionata dal programma associato, raggiunge tutti i punti della superficie da realizzare. Il programma in oggetto prende a riferimento il  modello cad del pezzo da ricostruire.

 

Nota Bene

La riproduzione del pezzo da montare effettivamente potrà essere eseguita solo dopo aver effettuato la pulizia ed il consolidamento della parte esistente: dopo questa operazione sarà possibile, tramite un nuovo rilievo 3d limitato alle superfici interessate, avere i riferimenti certi della superficie di contatto fra pezzo nuovo ricostruito e materiale di base originario. Ovviamente in questa fase di ricostruzione il sistema CAD/CAM terrà in debito conto lo spessore dello strato di materiale legante che sarà frapposto fra le parti.

In questa fase preliminare ci si limita alla fase CAD unicamente per valutarne la fattibilità

Trattamento superficiale materiale di reintegro

Il travertino utilizzato per il reintegro in oggetto è, per sua natura, ricco di cave e di porosità che hanno creato i presupposti per cui, per effetto delle gelate invernali si è fratturato, crepato e disgregato, anche per effetto della collaborazione delle colonie di licheni nel frattempo insediatisi.

Avendo previsto di interrompere l’alimentazione idrica quando la temperatura tende a scendere sotto zero si è impedito il formarsi di croste di ghiaccio sul manufatto.

Pur tuttavia va considerato che se l’abbassamento di temperatura avviene dopo una pioggia o in condizioni di elevato tasso di umidità, non possiamo escludere che dentro le cavità naturali ci sia dell’acqua o, semplicemente, la condensazione dell’umidità atmosferica: tale situazione replicherebbe fatalmente i problemi di frattura per congelamento riproducendo gli effetti devastanti che hanno ridotto il bordo in questione nello stato attuale.

È importante dunque, per evitare il fenomeno sopra lamentato, che le superfici a vista dei pezzi reintegrati siano preventivamente stuccati in atmosfera secca o controllata: tale metodica eviterà di bloccare all’interno sacche di umidità che, con le temperature estive, potranno far aumentare le pressione specifica interna mettendo a repentaglio la ricercata impermeabilizzazione.

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